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Di religioni, rituali e tradizioni

Articolo di Claudia Murroni

Di Religioni, Rituali e Tradizioni

Quest’anno celebro 15 anni di questa entusiasmante attività e non mi sembra vero.
Anni in cui ho celebrato l’amore di più di 400 coppie, che se ci penso mi gira la testa, come quando sei di fronte una cosa di estrema bellezza, tanto da toglierti il fiato.
Come celebrante laica e grazie alla mia conoscenza per le lingue, ho incontrato coppie di tantissime nazionalità, proveniente dalle più disparate parti del mondo, di differenti culture e religioni con cui mi sono da subito confrontata con immensa curiosità, ma sempre con estremo rispetto.
Mi è capitato e mi capita ancora spesso di sposare coppie che provengono da stati diversi, anche dai due capi opposti del mondo e la storia dei lori incontri sembra sempre uscita dalla trama di un film. Quegli incontri che ti lasciano senza parole e che fanno credere a quel detto che dice che quando due anime si devono incontrare, il destino avvicina mondi, cancella distanza, unisce percorsi e sfida l’impossibile!

Quando incontro coppie che hanno avuto questa fortuna, mi chiedono spesso una cerimonia che rifletta le loro diversità e la ricchezza data dalla convivenza di culture e religioni diverse. Il mio compito è ascoltare, e capire il modo in cui queste differenze diventano magicamente le fondamenta della loro unione e si uniscono a creare un mosaico unico. Quando possibile inserisco su richiesta degli sposi anche rituali che provengono dalle loro religioni, senza che si manchi mai di rispetto ad alcuno, ma con l’accoglimento che deriva dalla consapevolezza di creare ponti e famiglie allargate. E ogni volta mi informo, studio e faccio ricerche, perché anche questo è il ruolo di una celebrante, mantenere sempre una mente aperta e predisposta alla conoscenza, senza limiti e preconcetti.

Ho avuto così l’onore di introdurre i rituali indiani del Saptapadi (in Sanscrito significa setta passi che rappresentano le sette promesse di matrimonio) nella mia prima cerimonia a Positano e del Malai Mathal, o cerimonia dello scambio delle ghirlande davanti a un possente nuraghe sardo.
Ho celebrato più di un matrimonio con il rituale ebraico della rottura del bicchiere a fine cerimonia e il rito del vino, mentre un ospite leggeva un passo in ebraico.
E come dimenticare la cerimonia con il tipico rito nepalese che si chiama Samdhini Bhet durante il quale le mamme degli sposi si scambiano un cesto coloratissimo con frutta, fiori e regali a simboleggiare felicità, prosperità e il suggellamento dell’unione tra le due famiglie.

Ci sono poi coppie che vivono nella spiritualità e pur appartenendo a culture e religioni diverse, amano introdurre diversi rituali nella stessa cerimonia come a creare un legame che trascende e unisce tutto. E’ stato il caso di una mia bellissima coppia che ha scelto di incorporare tradizioni umaniste, cristiane, ebraiche e buddiste per omaggiare il loro amore e tutti gli ospiti presenti. Il risultato è stato un bellissimo mosaico di parole, gesti ed emozioni.

Alcune volte ho avuto anche il piacere di condividere lo spazio con celebranti di alcune fedi religiose.
Il mio timore iniziale è sempre stato superato dalla capacità reciproca di superare ponti e barriere.
Ho celebrato così con dei preti cattolici, protestanti e con i testimoni di Geova. A tutti loro va il mio grazie per l’accoglienza e il rispetto.

Al di là delle religioni ci sono poi le tradizioni che alcune popolazioni portano con orgoglio, come quella  celtica diffusa prevalentemente in Irlanda e Scozia che utilizza simboli antichi e incorpora riutali quali l’handfasting.

E per finire non conto le volte in cui ho inserito il famoso rituale sardo de S’Aratzia (che significa Grazia) a fine cerimonia. Un rituale arcaico rappresentato dalla rottura di un piatto da parte di una componente femminile della famiglia. La rottura porta felicità, fortuna e prosperità alla coppia.

 Ed è quello che auguro nel profondo a tutte le mie coppie, mentre mi preparo alla mia prima cerimonia con rituali persiani.