Ph Tania Mura
Unioni Civili e
Cerimonie LGBTQIA+
Articolo di Claudia Murroni
Il prima e il dopo l’approvazione della Legge Cirinnà vissuti come Celebrante Laica.
Ci sono date che non si scordano mai, perché segnano un confine, un salto oltre il muro tra il passato e il futuro.
Per me, come privata cittadina e Celebrante Laica, per tutto il mondo queer e per tutta quella parte d’Italia che faceva il tifo per i diritti LGBTQIA+ e per la libertà d’amare oltre ogni pregiudizio, è stata la data del 20 Maggio 2016.
La data in cui sono state finalmente approvate le unioni civili con la Legge n.76/2016 meglio nota come Legge Cirinnà, dalla ex Senatrice che fortemente la volle, e che reca il titolo «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze».
Ci sono voluti decenni di battaglie per raggiungere a questo risultato e pressioni esercitate dai più importanti organismi internazionali. Prima tra tutti è stata la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha sanzionato l’Italia per non avere disciplinato le unioni civili in palesa violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo. Articolo che nello specifico tutela il “Diritto al rispetto della vita privata e familiare.”
In cosa consiste in breve questa legge?
Innanzitutto importante è la terminologia perché l’unione civile avviene tra persone dello stesso sesso – ovviamente devono aver compiuto la maggiore età -. Si costituisce attraverso una dichiarazione che viene resa innanzi all’ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni.
Quando le parti procedono a tale dichiarazione possono anche scegliere di assumere, per tutta la durata dell’unione civile, lo stesso cognome, scegliendolo tra i loro o di anteporre o posporre il cognome comune al proprio. Una volta che le parti rendono la dichiarazione, l’ufficiale dello stato civile provvede alla registrazione degli atti da cui risulta l’unione civile nel registro dello stato civile.
Diritti e doveri unioni civili
Nel momento in cui si costituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquisiscono gli stessi diritti e i medesimi doveri. Dall’unione civile scaturiscono in particolare i seguenti obblighi:
- reciproca assistenza morale e materiale;
- coabitazione;
- contribuzione ai bisogni comuni, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacita’ di lavoro professionale e casalingo.
Tuttavia è bene specificare che seppur la Legge Cirinnà rappresenti un importante passo avanti nella tutela dei diritti delle coppie dello stesso sesso, non si tratta di un vero e proprio matrimonio ugualitario. Le principali differenze risiedono nella mancanza dell’obbligo di fedeltà e limitazioni nell’adozione. Un’altra distinzione significativa è il diverso trattamento in caso di cessazione del legame affettivo, con le unioni civili che consentono uno scioglimento più rapido rispetto al matrimonio.
Nonostante queste differenze, le unioni civili offrono molte analogie con il matrimonio, inclusa la comunione dei beni, le tutele contro abusi familiari e la parità di trattamento fiscale e previdenziale. In definitiva, mentre le unioni civili rappresentano un importante passo avanti nella protezione dei diritti delle coppie dello stesso sesso, rimangono ancora questioni da affrontare per garantire una completa parità di trattamento rispetto alle coppie sposate.

Cosa è cambiato per me celebrante laica?
Prima di questa data, avevo già celebrato l’unione simbolica di molte coppie dello stesso sesso che avevano comunque deciso di portare avanti il loro sogno, in attesa di poterlo realizzare concretamente.
Con loro abbiamo creato delle bellissime cerimonie, dove le parole coraggio, battaglia e amore hanno sempre risuonato forti e fiere. Sono state sempre cerimonie molto partecipate e intense, che non avevano assolutamente niente di diverso dalle altre se non che, nonostante facessi di tutto affinché le mie parole colmassero il vuoto istituzionale, devo dire che dentro di me rimanevano comunque la tristezza e l’amara consapevolezza che la coppia di fronte a me per lo Stato Italiano fosse “diversa”. E sapevo che non era giusto. Rendere felici e importanti le mie coppie e creare per loro una cerimonia “perfetta” era il mio modo di supportarle.
Così quando finalmente è stata approvata la legge Cirinnà ho festeggiato e pianto.
Non credo ci sia bisogno di dire che celebrare la prima unione civile con delega del Sindaco proprio poco dopo l’entrata in vigore della legge, è stato qualcosa di incredibile, un’emozione travolgente che aspettavo da tempo. Così come essere la prima Celebrante Laica in Sardegna a farlo.
La prima coppia che mi ha scelto sono state due amiche e donne straordinarie che hanno scelto il bellissimo Municipio di Cagliari per la loro unione civile, circondate da tantissimi tra amici e parenti. La Sala dei Matrimoni era strapiena, eppure c’era un silenzio denso di chi sa che sta per succedere qualcosa di importante e che ne sarà testimone per sempre e non vuole mancare. C’erano tanti arcobaleni quel giorno e sorrisi e lacrime.
Devo ammettere che non fu facile preparare il loro discorso di apertura, perché riassumere in poco tempo l’importanza di quell’evento, gli anni di attivismo che le aveva viste coinvolte e che si era intrecciato alla loro storia d’amore, sembrava sminuire l’importanza di quel momento. Eppure spesso quello che conta è solo scegliere le parole giuste e farsi carico delle emozioni. E noi celebranti professionisti lo sappiamo fare bene.
Per me partecipare a tutta quella felicità, leggere gli articoli del codice civile con la voce che quasi tremava, sostenere l’attesa delle parole finali e infine dichiararle unite civilmente, è stato uno onore e uno dei momenti più travolgenti della mia vita da celebrante. Nell’abbraccio finale alle spose c’è stato tutto il mio cuore e il mio orgoglio, per un traguardo finalmente raggiunto dopo anni di lotte.
Da allora il mondo LGBTQIA+ mi ha fatto l’onore di scegliermi tante altre volte sia per le Unioni civili che per i matrimoni laici. O per entrambi.
Inizialmente, seguendo un trend nazionale, sono state più le coppie di uomini a cercarmi. Ma col tempo posso dire che questo gap si è assottigliato.
Finalmente c’è più leggerezza nelle cerimonie, ma la stessa consapevolezza di un traguardo faticosamente raggiunto che si spera non venga più attaccato, se mai integrato e migliorato.
Come Celebrante sono fiera di aver fatto questo percorso insieme a tutt* loro.
Di aver sempre sperato e lottato.
Di essere stata nel frattempo uno strumento e una possibilità.
E infine oggi, di gioire insieme a loro.
